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Nuovo biosensore misura livelli di glucosio ematico

8 giugno 2015

Un chip impiantato al di sotto dell'epidermide ci porta in un mondo digitale in cui la concentrazione di glucosio, temperatura, pH e trigliceridi vengono rilevati con precise misurazioni dall'utente stesso. Scopriamo di che si tratta.

L'epopea dei biosensori e degli umani-cyborg inizia probabilmente da questo piccolo ed importante passo, in cui un chip biosensoriale, impiantato al di sotto del derma del paziente, consente di ottenere puntigliose e precise misurazioni di un buon numero di parametri ematici, con la promessa di poterne espandere il numero con il passare del tempo.

Il nuovo chip, intuizione della conosciuta École polytechnique fédérale de Lausanne, consente inoltre la connessione via Bluetooth al proprio smartphone per l'invio dei relativi rilievi, in modo da poter costruire un profilo utente personalizzato con valori che si ritengono ottimali da individuo ad individuo, ricordando che ognuno è dotato di una fisiologia propria.

Il biosensore in questione si rivela in grado di tracciare molecole di glucosio, acido lattico, trigliceridi e pH complessivo sfruttando sensori elettrochimici ai bordi del chip, il tutto alimentato da una bobina ad induzione extracutanea in grado di fornire l'energia necessaria. Il dispositivo si è inoltre rivelato utile, nei primi trial, nel rilevare concentrazioni di paracetamolo ematico e generali medicinali con funzione analgesica. 

Il chip, che può effettuare rilevazioni estese anche a più settimane, può aprire così alla personalizzazione di dosaggi e valutazione di effetti collaterali ad personam, beneficiando inoltre di una tecnologia innestata sul proprio corpo ma non invasiva. Si prospetta di estenderne il funzionamento anche alla maggioranza di molecole legate allo svolgimento delle principali funzioni metaboliche, tra cui tiroidee e coinvolgenti più organi. 

L'analisi dei dati reperiti dai primi studi consente finora di tracciare, infine, una roadmap della crescita di questo chip multifunzione: entro 3 o 5 anni ne potremo vedere i primi esemplari con funzionalità ad ampio raggio impiantati sui primi esseri umani, per potersi auto-monitorare i parametri suddetti in pochi decimi di secondo, con una precisione invidiabile anche per gli strumenti reputati più all'avanguardia degli ultimi anni.

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