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I videogame combattono demenza e malattie neurodegenerative: le ultime ricerche

Videogame d'azione, puzzle, giochi di ragionamento e di completamento verbale stimolano le facoltà cognitive mantenendo in forma materia grigia ed abilità cognitive a lungo termine nei giocatori appassionati: le notizie in merito.

Non è decisamente una novità per i giocatori veterani, sempre inclini ad elaborare nuove strategie, cheat e trucchi per superare i punti più ostici dei propri giochi preferiti: videogiocare è un'attività che stimola profondamente la mente, attivando le facoltà motorie, temporali, spaziali e cognitive dell'encefalo in maniera onnicomprensiva, proponendosi inoltre come uno dei mezzi preferenziali per contrastare demenze a lenta insorgenza ed episodi neurodegenerativi di impatto pervasivo.

Con l'ausilio di titoli noti quali Peggle, Bejewelled e Bookworm Adventures, creati da PopCap, responsabile dell'incredibile successo del gioco bestseller Plants Vs Zombies, la East Carolina University Psychophysiology Lab ha osservato percentuali di "memory retention" (creazione e consolidamento di ricordi a breve termine) pari a quelli di giovani ventenni anche in menti anziane ed allenate tramite una quotidiana dose di videogaming, permettendo inoltre la regressione sintomatica di amnesie favorendo lucidità, acutezza e maggiore capacità associativa, oltre ad un vocabolario personale più ampio nel caso di giochi a matrice verbale quali Trivial Pursuit.

Nuove esperienze videoludiche quali Forget Me Knot, inoltre, hanno il pregio di illustrare un viaggio in una mente che sta tentando, in una realtà parallela, di ricomporre i propri ricordi e comprendere chi sia nonostante la perdita di memoria, e perciò dell'identità, a lungo termine.

Il mondo videoludico è quindi da sempre in pieno fermento per omaggiare il problem solving e le capacità mentali che consentono all'individuo di affrontare le sfide ed i trabocchetti proposte sullo schermo, con evidenti effetti sulla spazializzazione e sulla percezione delle proprie abilità cognitive, che con un persistente e pervasivo esercizio possono essere affinate grazie al fenomeno della neuroplasticità, riprogrammazione potenziale ed effettiva di aree cerebrali considerate, erroneamente, fossilizzate ed incapaci all'apprendimento.

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