logo gnubik

Un vaccino per l'Alzheimer. Dal 2018 i primi test sull'uomo

22 luglio 2016

La rivista scientifica Nature ha pubblicato uno studio della Flinders University di Adelaide, in Australia, secondo il quale nel giro di tre anni potremmo avere un vaccino che rimedi al deterioramento progressivo che viene portato da una malattia che al momento rimane ancora con tantissimi interrogativi a cui dare una risposta: stiamo parlando dell’Alzheimer. Il vaccino, da quanto sarebbe trapelato, andrebbe a colpire le proteine beta amiloidi degradate che bloccano e danneggiano i neuroni, intervenendo tempestivamente sugli stadi iniziali della patologia. La ricerca è arrivata in uno stadio abbastanza avanzato, ed infatti già dal 2018, si spera, si potrebbe inaugurare i primi test sull'uomo. Una notizia grandiosa soprattutto se pensiamo che, in tutto il mondo, sono 25 milioni le persone affette da tale morbo.

La formula del vaccino è stata realizzata in collaborazione con l'Institute of Molecular Medicine e dell'University of California. Nikolai Petrovsky, leader del team di ricerca, ha affermato che:  "i farmaci sviluppati finora non sono abbastanza forti, inducono i giusti anticorpi ma a livelli troppo bassi".
Il farmaco, spiega,  potrà essere somministrato a tutte i pazienti con più di 50 anni, al fine di immunizzarli prima che insorga la malattia.

Ma è possibile individuare il rischio genetico di ammalarsi di Alzheimer? Un altro studio condotto dal Massachusetts General Hospital di Charlestown, negli Stati Uniti, in parte lo consentirebbe con un sistema di punteggi attribuibili.  Secondo i ricercatori, a ogni aumento del punteggio di rischio genetico era associato un aumento del rischio di progressione della malattia, ma anche un ippocampo più piccolo. La ricerca ovviamente continua e non è arrivata già ad un punto definitivo. Gli scienziati hanno spiegato, infatti, che: "L'obiettivo della ricerca è aiutare i medici a identificare meglio le persone a rischio in modo che i futuri trattamenti preventivi possano essere adottati il prima possibile".

Un ultimo studio condotto dall’Università delle Hawaii, e pubblicato su Neurology, hanno individuato il cosiddetto "Gene della demenza" che può colpire già dall'infanzia. Scecondo i ricercatori questo particolare gene, associato alla malattia di Alzheimer, potrebbe influenzare il cervello e le abilità cognitive dei bimbi già dai tre anni d’età. L’individuazione di tale gene, effettuata per tempo, potrebbe portare a identificare molto precocemente chi è potenzialmente a rischio di sviluppare la malattia. Bisognerebbe intensificare gli sforzi e mettere a confronto gli studi scientifici facilitando le carriere internazionali come si stanno facilitando i commerci tramite la possibilità di aprire la partita iva comunitaria.

© gnubik.it

Condividi questo articolo

Aerticoli simili