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Scoperta proteina d'accesso del virus Ebola

28 maggio 2015

Il tallone d'Achille dell'Ebolavirus è finalmente noto e prende il nome di proteina NPC1, in grado di aprire le porte all'agente patogeno: in arrivo soluzioni per tutti i filovirus che sfruttano le stesse vie d'accesso.

Protagonista di gran parte delle cronache allarmistiche del 2014, dopo essere stato per lungo tempo relegato ad alcuni focolai epidemici di entità minore, l'Ebolavirus, tra i principali responsabili di febbri emorragiche, necrosi pronunciata di vaste parti del corpo e disfunzioni diffuse che portano ad una rapida morte, ha finalmente mostrato un punto debole.

Si tratterebbe di una proteina di membrana, chiamata NPC1, un vettore umano necessario all'Ebola e a diversi altri filovirus del medesimo ceppo per penetrare nelle difese dell'organismo. Si prospetta quindi un approccio diverso alla distruzione dell'agente patogeno in sé, preferendo invece bloccare sul nascere le chance di accesso al sistema immunitario umano. Le sperimentazioni necessarie allo studio sono avvenute utilizzando ratti geneticamente modificati, ingegnerizzati affinché mostrassero attivazione e inattivazione della proteina NPC1, creando quindi due esseri differenti (topi NPC + e -).

I topi che si sono dimostrati completamente privi della NPC1 sono risultati tutti resistenti al contagio, a differenza degli esemplari in cui la proteina in questione non è stata inattivata. La risposta del sistema immunitario dei topi ingegnerizzati è stata ottimale dopo un'iniziale viremia, riuscendo ad inattivare completamente l'agente virale.

La strategia fondamentale sembrerebbe quindi legata al controllo della quantità percentuale di virus presente nelle vie ematiche, dopodiché il sistema immunitario provvederebbe da sé a combattere l'agente virale. Molti altri filovirus sono soliti sfruttare le medesime vie di accesso all'organismo, pertanto si potranno trovare opzioni di eradicazione del virus basate sulla manipolazione della NPC1, finora studiata a livello del rapporto che essa intrattiene con l'intrascambio cellulare di colesterolo nei mammiferi e nelle sue mutazioni genetiche a livello di accumulo di massa adiposa.

Si prospetta quindi un futuro in cui gli Ebolavirus non affliggeranno più gli esseri umani? Le nuove scoperte in tal senso farebbero sperare che possa essere così, salvando la vita di migliaia in pericolo nelle più disparate zone del mondo.

 

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