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Cervello e anfetamine, nuovi studi sugli effetti a lungo termine

3 giugno 2015

Nuove sperimentazioni svolte sulla "centralina del pensiero" di ogni essere vivente portano a conclusioni sui deficit cognitivi che affliggerebbero i consumatori abituali di anfetamine e derivati: le ultime news

Ad aggiungere un nuovo tassello all'incessante ricerca sugli effetti a lungo termine sull'organo del pensiero per eccellenza di anfetamine e derivati, uno studio che ne individua la capacità di interazione con le memorie a breve termine, considerate da sempre quelle più ricettive all'alterazione da parte di stupefacenti leggeri o sostanze psicoattive dagli effetti più riscontrabili nel tempo.

La nuova ricerca proviene nientemeno che dalla Illinois University e dimostra come, nelle cavie da laboratorio, l'esposizione per lunghi periodi di tempo a tali sostanze determini un crollo della capacità di formazione di memorie proporzionato all'età originaria del soggetto alla prima somministrazione, stima che può essere facilmente rapportata al numero di anni di un adolescente, qualora il consumatore fosse una persona. 

Le memorie a breve termine sembrano essere particolarmente afflitte da anfetamine e derivate a partire da un periodo precedente all'esposizione fino alla cessazione dell'uso delle sostanze; fatto confermato da trial sperimentali che hanno previsto la somministrazione a cavie su base quotidiana, intermittente o con dosi elevate ad hoc per testare gli effetti di picco dello psicostimolante, che anche oggi gioca un ruolo importante nella percezione del corpo, in quanto tra gli anoressizzanti preferiti da larghe fasce di consumatori.

Si è concluso quindi che gli effetti degenerativi continuano a pesare sull'encefalo anche una volta cessato l'assorbimento della sostanza, perdurando assieme a stati ipertensivi, allucinatori e possibile collasso convulsivo.

Si conferma quindi la classifica stilata dalla prestigiosa rivista Lancet, tra i baluardi della scienza applicata alla neurologia ed altre importanti branche del sapere scientifico, secondo cui le anfetamine si porrebbero esattamente all'ottavo posto tra gli psicostimolanti allucinogeni di maggiore pericolosità, preceduto da crack, metanfetamine e derivati dell'Erythroxylum coca: tutto ciò che serve, quindi, per considerarla tra i principali "divoratori" di memorie per uno degli organi più delicati della nostra specie e non solo.

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