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Toti contro Maroni, scontro sul futuro sindaco di Milano

Toti contro Maroni, vertice Lombardo-Ligure. Sotto una coltre di sorrise e lusinghe, rischia di consumarsi lo scontro per il futuro sindaco di Milano. Al centro del dibattito, le primarie.

L'asse del Nord rischia di sfaldarsi sullo scivoloso terreno delle Primarie. E' quanto emerge dall'incontro tra Giovanni Toti e Roberto Maroni, rispettivamente Governatore della Liguria (eletto da poco) e Governatore della Lombardia. Sul piatto, il futuro sindaco di Milano, o meglio candidato, per il centrodestra. Il pomo della discordia è rappresentato proprio dalle Primarie. Al centrodestra italiano tradizionalmente piacciono poco e dopo gli scandali in casa Pd rischiano di piacere ancora meno.

Le posizioni sono sono ancora lontane ma partono entrambe dallo stesso punto: il centrodestra deve arrivare unito alle elezioni comunali 2016, dunque Forza Italia e Lega Nord devono correre assieme. E'  il discorso sui metodi a causare qualche attrito. Per il Carroccio, e quindi per Roberto Maroni, il leader dovrà essere scelto attraverso le Primarie, una dichiarazione di intenti che sa più di calcolo politico, visto che tra i candidati figurerà quasi sicuramente Matteo Salvini, che gode di un consenso elettorale trasversale.

Giovanni Toti, invece, mostra scetticismo verso lo strumento delle Primarie. Secondo una interpretazione un po' forte - ma soprattutto leghista - il neo governatore potrebbe avere la coda di paglia, ma non c'è dubbio: il suo ragionamento fila. Anche perché guarda in casa Pd (lato Liguria), disastrata proprio per le beghe interne: le Primarie hanno spaccato in due il Partito Democratico e consegnato di fatto la Regione allo stesso Toti.

Ad ogni modo, non si dichiara concettualmente contro questo strumento di consultazione popolare, ma ne riconosce la difficoltà dell'organizzazione e la necessità di imporre regole serie ai meccanismi di voto.

Il tempo, comunque, stringe. Roberto Maroni considera luglio come il mese cruciale. Per l'estate, ovviamente, non dovrà per forza esserci un candidato ma dovrà essere costruito una piattaforma di norme (non ufficiali sia chiaro) dalla quale partire per eleggere - ed eventualmente non nominare - il candidato del centrodestra a sindaco di Milano.

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