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Renzi congela il decreto di abolizione del reato di clandestinità

9 gennaio 2016

Il premier Renzi ha deciso di prendere tempo in merito alla cancellazione del reato di clandestinità

In merito al rinvio della depenalizzazione del reato di clandestinità al Consiglio dei ministri previsto per  il prossimo 15 gennaio,  il leader di Ncd Andrea Orlando, ha recentemente dichiarato che come  in altre occasioni in cui si sono presentati temi che dividevano la maggioranza, si dovrà  tener conto delle diverse posizioni, dei differenti pareri del Parlamento e del dibattito creatosi all'esterno.

Il premier Matteo Renzi nelle scorse ore ha voluto ribadire che per logica si dovrebbe scegliere la depenalizzazione del reato di clandestinità, ma alla luce dei fatti di Colonia e del clima che si respira nel Paese per il premier questo non è il momento giusto. Il ministro Angelino Alfano,  in merito al rinvio del decreto di abolizione del reato di clandestinità, in accordo con Renzi ha affermato che tale decisione scaturisce da motivazioni puramente politiche e  non ideologiche, perché approvarlo adesso trasmetterebbe all'opinione pubblica un messaggio negativo per la percezione di sicurezza in un momento particolare che sta attraversando  l'Italia e l'Ue.

Maurizio Carbone, segretario dell'associazione nazionale magistrati, favorevole alla depenalizzazione di tale decreto, ha reso noto che il reato di immigrazione clandestina non ha avuto nessun effetto sul fenomeno dell’immigrazione e non ha  ostacolato l' iter processuale per l’individuazione degli scafisti. Carbone ha definito tale decreto una  norma simbolo che ha avuto effetti dannosi sulle indagini.

Dal canto suo il leader della Lega Matteo Salvini,  in reazione all'abolizione del reato di immigrazione clandestina ha dichiarato: “ Il governo Renzalfano si prepara a cancellare definitivamente il reato di immigrazione clandestina, come votato in Parlamento con la complicità di Pd e M5stelle. Ma si accorgono di cosa sta succedendo nel mondo? Questi sono matti! La Lega farà le barricate, in Parlamento e poi nelle piazze con un referendum, contro questa vergogna”.

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