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Maria Elena Boschi: l'Italicum non si tocca

"Sulle riforme si va avanti senza altri stop: sul nuovo Senato c'è accordo in Parlamento sul 90% del testo", parole di Maria Elena Boschi

Maria Elena Boschi è stata accolta come una diva assieme al ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia al Forum Ambrosetti di Cernobbio. La Boschi ha affermato con sicurezza: "Sulle riforme si va avanti senza altri stop: sul nuovo Senato c'è accordo in Parlamento sul 90% del testo. L'impianto dell'Italicum non si tocca. Non accetteremo mediazioni al ribasso".


E sulla legge elettorale Boschi ha aggiunto: "L'Italicum non va rimesso in discussione perché dà stabilità: non possiamo avere più un governo in media ogni 13 mesi. Una legge elettorale con un premio di maggioranza esplicito, certo e predeterminato come il nostro dà una maggiore stabilità anche rinunciando a quelle coalizioni in grado di vincere ma poi non di governare assieme. Per me è stato tutt'altro che secondario e giusto metterla al centro dell'agenda del governo".


Sulla riforma costituzionale del Senato, invece, il ministro è disposto a discutere su alcuni elementi che però lei definisce “trascurabili, che non sono l'asse portante della riforma”. L'elettività o meno del nuovo Senato non è il punto fondamentale, e sul numero dei senatori la Boschi replica "negli Stati Uniti sono 100, se da noi sono qualcuno in meno non penso che avremo un deficit democratico".

Le riforme servono anche all’economia, secondo il ministro Boschi: “Dopo un anno abbiamo dimostrato che non sono armi di distrazioni di massa, ma servono a creare fabbriche, posti di lavoro, attirare investimenti esteri". Ma la riforma, nei suoi punti fondamentali, deve restare quella. Risponde a distanza il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, in collegamento con il meeting Fi di Giovinazzo: "Con questo impianto di riforma istituzionale che praticamente abolisce il Senato e che dà la legislazione soltanto a una Camera c'è il rischio di un regime". Secondo Berlusconi con la nuova legge elettorale “i voti vanno solo al partito, che quindi con il secondo turno potrebbe, anche con meno del 40% dei voti, ottenere la guida unica del Paese".

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