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Intercettazioni: in arrivo la legge bavaglio?

Come cambierà la legge sulle intercettazioni?

Da alcuni mesi il governo insiste per una stretta contro le intercettazioni, sia per quelle rivolte verso i magistrati sia in merito alle intercettazioni impiegate dai giornalisti. Si tratta di un problema spinoso, che coinvolge anche l'opinione pubblica e la sfera privata di tutte le persone che possono essere coinvolte in indagini da parte delle forze dell'ordine. La volontà è quella di limitare la diffusione di notizie che possono arrivare dalle intercettazioni telefoniche, in quanto chi registra e rende pubblica una conversazione può rischiare da 6 mesi a 4 anni di carcere.


La riforma interessa anche i pubblici ministeri, che avranno tre mesi di tempo per chiudere le indagini in corso, pena lo scatto dell'avocazione, mentre i giudici non potranno contestare o tantomeno contrastare le richieste dei Pm. Si tratta di una scelta che da un lato stringe sull'operato della magistratura, dall’altro si aggiunge alla diffusione dei dati che interessano le ingiuste sanzioni registrate nel nostro paese, che hanno interessato un ammontare di 600milioni di euro dal 1992 ad oggi, con più di 20 milioni di euro di spese registrate solamente nel primo semestre del 2015.

La riforma della giustizia guarda quindi lontano, alla volontà di limitare gli errori, ma soprattutto alla promessa di velocizzare l'iter burocratico, poiché è risaputo che l'Italia è il fanalino di coda dell'Europa con la sua lentezza burocratica, con i suoi processi che non vanno avanti e che fanno sì che le persone colpevoli siano libere e anche forti di godere di prescrizioni inaudite.


Il disegno di legge mostra quindi 34 articoli che in settimana saranno votati alla Camera in prima lettura. L'associazione nazionale magistrati, l'Anm, parla di una riforma inutile, che migliora solamente il populismo, in quanto prevede riforme più severe per reati 'popolari' come gli scippi o le rapine, ma che non si impegna ad analizzare il cuore della faccenda. La mediazione viene richiesta dai rappresentati del governo, dal guardasigilli Andrea Orlando che ha portato in aula il decreto e dai vertici del Pd, i quali cercano un punto di intesa sulla questione delle intercettazioni, mentre il Movimento 5 Stelle non ci sta e promette battaglia su un tema da sempre a lui caro, quello della giustizia e della libertà di stampa.

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