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Immigrazione. Parte il progetto dei “punti di sbarco” voluti dall’UE

Il primo verrà aperto probabilmente a Pozzallo, in via sperimentale; continua la polemica per l’accoglienza.

Verrà aperto quasi sicuramente a Pozzallo, in provincia di Ragusa, il primo “hotspot” europeo per l’immigrazione, dove i controlli sui migranti in transito per l’Europa verranno eseguito dal personale EASO (European Asylum Support Office). Il progetto rientra nel nuovo piano strategico dell’Unione per regolarizzare i flussi migratori. Nel frattempo, in Italia infiamma la polemica sulle quote d’accoglienza delle regioni.

Il nuovo piano europeo per l’immigrazione avrà un centro sperimentale in Sicilia, in cui confluiranno 47 funzionari europei che hanno già dato disponibilità per trasferirsi in Italia. Si tratta in realtà, più di un gesto di buona volontà verso l’UE, del nostro paese, più che di un reale atto di sostegno al nuovo piano europeo, definito insufficiente a più riprese dal nostro governo.

Un gesto di buona volontà, quindi, nei confronti dell’UE, con l’auspicio di evitare la prospettiva che si teme di più, riguardo al dibattito europeo sull’immigrazione, vale a dire la fase di stallo per i mancati accordi sui finanziamenti europei per far fronte all’emergenza e sulle quote di ripartizione fra i 28 stati. Fase di stallo che rischierebbe di rimandare decisioni fondamentali alla fine dell’estate, cioè a seguito di un periodo notoriamente segnato dalla crisi migratoria.

Ma problemi come le quote di ripartizione non infiammano il dibattito solo a livello europeo: continua anche in Italia, nel rapporto fra diverse regioni, la polemica tutta politica delle quote di ripartizione, con le proteste che arrivano dal nord, con i governatori Maroni, Zaia e Toti dediti a contrastare un equa ripartizione dei migranti sul territorio nazionale.

In realtà, secondo i dati pubblicati da Repubblica, sarebbero proprio le regioni del nord a dimostrare di non essere le più virtuose sul grande problema dell’accoglienza (men che meno Veneto e Liguria). Dagli stessi dati si evince chiaramente che le regioni che più delle altre hanno dovute affrontare questo grave fenomeno sociale sono Sicilia e Lazio, in maniera palesemente più seria rispetto ad altre regioni del nord, i cui governatori ciononostante continuano ad alzare la voce, iniettando nel dibattito politico numeri, percentuali e cifre, ormai fuori controllo e difficili da verificare in toto.

L’immigrazione riman quindi un tema caldo, anche se in Italia sembra essere considerato più un problema politico che sociale.

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