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Alfano spera che cattodem e grillini votino contro la stepchild adoption

15 febbraio 2016

Il ministro Alfano cerca l'alleanza del M5s e cattolici contro la stepchild adoption

Il ministro dell’Interno Alfano, in merito al disegno di legge Cirinnà che sarà vitata domani al Senato, ribadendo la sua avversione alle adozioni gay, ha recentemente dichiarato di sperare che  i grillini ed i cattodem abbiamo il coraggio di votare no alla stepchild adoption.

Angelino Alfano ha poi affermato che il premier Matteo Renzi ha su un piatto d’argento il ‘sì’ della maggioranza se stralcia la stepchild adoption. Renzi, che ha ribadito l'urgenza di far passare la legge, di cui la  stepchild è uno dei punti principali.

Il leader di Ncd, si è appellato ai cattodem per condurre insieme la battaglia per togliere di mezzo l’articolo 5 della legge Cirinnà e fare saltare le adozioni. Alfano ha sottolineato che se la norma sulle adozioni gay,  dovesse passare nel pacchetto sulle unioni civili, egli proporrà referendum. In merito alla sua posizione verso legge sulle unioni civili Alfano ha dichiarato: “ Io non non tifo perché salti tutto, ma  se fossi il leader del Pd io direi ‘signori, io sono il Pd e guido questo Paese e questo è un Paese che rifiuta il tema delle adozioni e io mi colloco in linea con la sensibilità del paese”.

I cattolici del Pd, in accordo con Alfano vogliono chiedere lo stralcio, ed si pensa ad un spacchettamento dell’emendamento in due parti, una sui diritti e una sulla stepchild. Dal canto suo, Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ha affermato che nella settimana decisiva per la votazione al ddl Cirinnà, ha ribadito l'appoggio alla regolamentazione di diritti per le persone omosessuali, e no ad adozioni, equiparazioni matrimonio-unioni ed il rafforzamento delle norme contro l’utero in affitto.

Inoltre, da un recente sondaggio sulle unioni civili, è emerso che  il il 52% degli italiani si dichiara molto  o abbastanza d’accordo sulla possibilità per le coppie omosessuali di avere diritti e doveri simili a quelli previsti per il matrimonio, il restante  44% ha dichiarato di esser poco o per nulla d’accordo.

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