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Via libera al Piano Nazionale per la Ricerca

Il Governo ha approvato il Programma Nazionale della Ricerca da 2,5 miliardi

Oggi la ministra Giannini ha presentato il Piano Nazionale per la Ricerca,  per il quale il Governo spenderà  quasi 2,5 miliardi di euro.

Stefania Giannini ha parlato di 6 priorità, annoverando in primis  l’azione per il capitale umano che prevede un budget di 1 miliardo e 200 milioni, ossia investimenti per rinnovare il dottorato di ricerca, per realizzare dottorati innovativi, internazionali, interdisciplinari, che apporterà 6 mila nuove posizioni lavorative.

Il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, ha definito il Piano investimenti da poco varato, uno strumento strategico per investire nel capitale umano. I punti  i cardine del Programma sono l'Aerospazio, l'agrifood, la salute,l' industria 4.0,  infrastrutture e alla ricerca nel Sud.

Il ministro Giannini ha poi precisato che a ciò si deve aggiungere un miliardo per la cultura, fondi che il ministro Dario Franceschini ha definito la più grande operazione sul patrimonio dei beni culturali della storia repubblicana.

Il Cipe ha inoltre approvato il piano di finanziamenti per la cultura e la ricerca, pari ad 1 miliardo di risorse per la cultura e 2,5 miliardi per la ricerca. Per il M5S, il programma a sostegno della crescita è l'ennesima pagliacciata in stile renziano, dato che per loro i 2,5 miliardi per la ricerca sono in parte inesistenti e in larga parte già stanziati.

Dario Franceschini, in merito agli interventi sulla cultura in previsione dal governo Renzi, che li ritiene un dovere ed un opportunità per la crescita del paese, saranno in totale  33, dal centro storico dell'Aquila alla Cittadella della cultura di Bari, dal completamento della Grande Brera a all'Auditorium di Firenze, la Cittadella di Alessandria, il Carcere borbonico di Ventotene, il recupero del convento dell'isola di San Nicola alle Tremiti.

Il premier Renzi, in merito al nuovo piano di finanziamenti per la cultura e la ricerca, ha dichiarato che il lavoro che verrà in Italia, sarà creato anche e soprattutto dalla scommessa sul capitale umano, ricerca e cultura smettono di essere i settori da tagliare e diventano quelli su cui investire.

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