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Tsipras presenta a Juncker il nuovo piano di riforme. Ultima chance, poi sarà default

Ultima possibilità per Tsipras, la Grecia e l'Unione Europea di raggiungere un accordo. Il premier ellenico ha presentato oggi l'ultimo piano di riforme. Potrebbe non bastare: per i falchi dell'austerity è troppo poco.

Tsipras vs Ue, ormai è una corsa contro il tempo. Il premier ellenico e l'Unione Europea sono all'ultima spiaggia. E' rimasta una sola possibilità per scongiurare il fallimento definitivo dei negoziati ed evitare l'uscita della Grecia dall'Eurozona.

Il leader di Syriza è volato a Bruxelles per incontrare il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker e presentargli in via preliminare l'ultimo piano di riforme, moneta di scambio per gli aiuti finanziari. Il clima è però ancora molto teso, con i falchi dell'austerity sempre più scettici e pronti ad alzare l'asticella.

Il piano di riforme di Tsipras presenta alcune particolarità rispetto a quelli presentati precedentemente (e sonoramente bocciati dalla Troika). I punti salienti riguardano il saldo primario, che per il 2016 dovrà volgere in positivo allo 0,8%, ma anche l'aumento dell'Iva, regolata da tre diverse aliquote: 6%, 11% e 23%. Senza contare, poi, la restituzione delle tranche in arretrato: si pensa al pagamento di due rate in una, a fine mese e per la cifra (molto alta viste le ridottissime disponibilità elleniche) di 1,5 miliardi di euro.

Il premer greco è piuttosto attivo, vista anche la pericolosità della situazione, e lo stesso si può dire dall'altra parte in causa: i creditori. Mario Draghi, Angela Markel, Ue e Fmi si sono riuniti lunedì e martedì e hanno formulato una loro proposta di riforme. Ovviamente, in pieno stile austerity. Per esempio, figura l'obbligo di surplus pari all'1% per il 2015 (anche se con Samaras ci erano andati più pesanti).

Nel frattempo Alexis Tsipras si trincera dietro un sibillino "Stiamo negoziando con i creditori partendo da una linea di opposizione". La sensazione è che da entrambi i lati si stia tirando la corda più che si può. Il rischio è che si spezzi, mandando in frantumo non solo la presenza della Grecia in Europa ma, potenzialmente, l'intero progetto comunitario.

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