logo gnubik

Svimez, allarme per il sud Italia: troppo simile alla Grecia

Secondo il rapporto, la crescita economica dal 2000 al 2013 del sud è stata minore di quella greca; i giovani e le donne pagano la crisi occupazionale

Un rapporto che più nero non si può, quello dello Svimez, nei riguardi della crescita economica dell’Italia meridionale, sa attestarsi alla metà di quella registrata dalla Grecia (il paese in crisi per eccellenza). La cosiddetta “questione meridionale”, fomentata da una totale mancanza d’interesse da parte di chi ne dovrebbe risollevare le sorti, sta portando a risultati catastrofici.

Il rapporto Svimez.  L’italia è <<un paese diviso e diseguale, dove il Sud è la deriva e scivola sempre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%) e il Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud nel 2014 ha toccato il punto più basso degli ultimi 15 anni, con il 53,7%>>; è la sentenza allarmante ma veritiera lanciata dal rapporto Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) di quest’anno. Il sud cresce a rilento: +13% dal 2000 al 2013, quasi la metà della crescita attestata dalla Grecia nello stesso periodo (+24%), ad evidenziare ancora come l’Italia sia un paese spaccato economicamente a metà.

Meno lavoro al sud. Ovviamente anche l’occupazione vede nero: al riguardo, il rapporto afferma che <<il Mezzogiorno, tra il 2008 ed il 2014 registra una caduta dell'occupazione del 9%, a fronte del -1,4% del Centro-Nord, oltre sei volte in piu'. Delle 811mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro nel periodo in questione, ben 576mila sono residenti nel Mezzogiorno. Nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 70% delle perdite determinate dalla crisi>>.

Le conseguenze. Tali cifre mettono in evidenza un’esigenza di cambiamento che, se tardasse ad arrivare, metterebbe in moto conseguenze terribili per il sud, e di conseguenza per la stabilità dell’intero paese. È previsto un nuovo calo demografico: in tal senso nel rapporto si asserisce che è prevista la perdita di più di quattro milioni di abitanti nei prossimi 50 anni (sarebbe la conseguenza del basso tasso di fecondità, ma soprattutto della nuova ondata emigratoria che sta già colpendo il Mezzogiorno). La mancanza di capitale umano da investire nell’industria porterebbe quindi a una “desertificazione industriale”, con il rischio concreto di sprofondare le regioni del sud in una condizione di sottosviluppo permanente.

© gnubik.it

Condividi questo articolo

Aerticoli simili