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La Moody’s promuove le banche italiane

11 novembre 2015

L'agenzia Moody's ha promosso il sistema bancario italiano

L'agenzia di rating americana Moody's, dopo aver considerato l'aumento della redditività e la flessione dei crediti dell'economia italiana ha deciso di alzare l'outlook sulle banche italiane da negativo a stabile. Moody's ha mutato le sue aspettative sulle banche italiane dopo aver individuato un miglioramento dei crediti deteriorati ed una modesta prorogabilità degli istituti di credito.

Alla base della valutazione positiva degli analisti della Moody’s, vi sono innanzitutto le fusioni tra le banche popolari del nostro Paese che porteranno ad un taglio dei costi operativi a partire dal prossimo anno. A tal proposito si stima che dal 2016 dovrebbero migliorare sia i problemi sul credito sia quelli dei costi.

Carlo Gori, analista senior di Moody’s in merito alla situazione bancaria italiana in calo di prorogabilità ma che rivela “leggeri miglioramenti del contesto generale”, ha dichiarato:  “Ci aspettiamo che il miglior outlook economico dell’Italia ridurrà la necessità di accantonamenti nei prossimi 12-18 mesi [...] Gli accantonamenti su perdite su crediti sono stati il principale freno agli utili negli anni scorsi, quindi una riduzione di questi livelli dovrebbe consentire un ritorno a una modesta prorogabilità nel 2015 dopo due anni di perdite. Le condizioni di raccolta rimangano buone per le banche italiane e la loro capitalizzazione probabilmente adeguata, mentre resta limitate le capacità di generazione interna di patrimonio".

Qualche giorno fa l'Ocse aveva alzato le stime sulla crescita dell'economia italiana e promosso il Jobs Act del governo. L'organizzazione francese aveva  reso noto nel suo Interim Economic Outlook semestrale che il Pil dell'Italia contrattosi dello 0,4% lo scorso anno, sia potrebbe rialzare dell'1,4% sia nel 2016 che nel 2017. Le rifome come il Jobs Act e l’esenzione dei contributi per i neo-assunti per l'Ocse hanno fatto diminuire a disoccupazione dal 12,3%  all’11,7%  e si prevede un ulteriore calo da 12,1%  nel 2016 e all’11% del 2017.

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