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Flop Tfr in busta paga. Solo lo 0,05% lo ha scelto

Il Tfr in busta paga si sta rivelano un flop totale. Solo poche centinaia di lavoratori lo hanno scelto. Il perché, spiegato dalla Fondazione Consulenti del Lavoro.

Era stato presentato come una misura in grado di contribuire al rilancio dei consumi, un provvedimento in grado di aumentare la capacità di spesa degli italiani. Eppure, a giudicare dall’ultimo studio dell’Osservatorio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, il Tfr in busta paga ha convinto pochi lavoratori. Per la precisione, lo 0,05% degli aventi diritto. In termini assoluti, si parla di 567 persone.

La possibilità per i dipendenti di liquidare la porzione mensile del proprio tfr direttamente in busta paga è stata introdotta per decreto a febbraio, e rimarrà tale fino a giugno 2018. Una possibilità che però non ha incontrato il favore dei diretti interessati. A dimostrare ciò, oltre ai numeri, anche lo studio dell’Osservatorio. Secondo questo, il 60% ha espresso dubbi sulla questione della tassazione, mentre il 20% ha ammesso di non aver valutato con la necessaria attenzione la validità della misura. Il 16%, infine, ha ipotizzato rischi per la propria pensione.

Sono motivazioni valide, soprattutto la prima. La tassazione rappresenta il nodo cruciale del provvedimento. O, per meglio dire, il punto debole. Non a caso Matteo Renzi è stato attaccato dalle opposizioni proprio su questo terreno. L’accusa più grave è stata l’intenzione di far passare un aumento della pressione fiscale per una misura a favore dei contribuenti.

Dura la critica del presidente del Consiglio nazionale dei Consulenti del lavoro Marina Calderone. "Questo insuccesso è l'ennesima dimostrazione che la politica ha spesso la percezione delle esigenze del mondo del lavoro e non è in stretto contatto con chi parla tutti i giorni con lavoratori e imprese. La bontà del provvedimento è apprezzabile, ma non la sua struttura tecnica poiché la tassazione applicata a questa misura ne ha determinato il suo insuccesso fino ad oggi”.

I dati comunque non stupiscono l’Osservatorio, dal momento che per stessa ammissione di Marina Calderone i consulenti avevano preventivato, alla luce delle criticità tecniche, una scarsa adesione.

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