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Crisi greca: secondo la Bce il rischio contagio è alto

Secondo la Bce la crisi greca potrebbe estendersi agli altri paesi dell'Unione Europea. Si sta materializzando il peggiore degli scenari possibili.

In assenza di un accordo rapido si potrebbero concretizzare i rischi di un aggiustamento al rialzo dei premi sul rischio dei paesi dell'eurozona più vulnerabili”. Con queste parole la Bce ha messo in guarda l’Unione Europea sulla crisi greca e in particolare i paesi più deboli sul famigerato rischio contagio.

Lo ha fatto nella conferenza stampa di presentazione del Financial Stability Review, il documento – a rilascio periodico – con cui il massimo istituto finanziario del continente rende noto il proprio giudizio sulla situazione finanziaria dell’Ue.

L’altro tema delle conferenza stampa è stata la crescita in Europa. Mario Draghi ha rivelato che il Pil è in moderato aumento ma che rispetto agli standard internazionali si sta mantenendo su livelli insufficienti. Il riferimento è al 3% e più fatto registrate dagli Stati Uniti, oltre che dalla crescita – non più in doppia cifra ma comunque abbondante – di India e Cina.

La notizia peggiore però riguarda proprio il fronte (caldissimo) della situazione finanziaria. Il calderone ellenico si era acceso subito dopo la vittoria di Alexis Tsipras, ma negli ultimi sei mesi il rischio sistemico si è attestato negli a un livello molto basso. Nulla da obiettare: lo spread italiano, tra gli altri, è tutt’ora al di sotto della soglia di guardia.

Merito, secondo il Financial Stability Review dall’impegno profuso dalla Bce nell’ambito della politica monetaria e, nello specifico, dall’introduzione del Quantitative Easing.

Ora che l’incubo Grexit rischia seriamente di diventare realtà le finanze pubbliche di molti paesi potrebbero vivere una nuova stagione di difficoltà. E, addirittura, mettere a repentaglio la stabilità anche politica dell’eurozona. E’ stato lo stesso Mario Draghi a dirlo.

Da questo punto di vista, il numero uno della Bce e il ministro greco Yanis Varoufakis, pur appartenendo a due universi ideologici diversi, sono d’accordo: l’uscita della Grecia dall’Eurozona potrebbe segnare il classico “inizio della fine” per la moneta unica.

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