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Boccia: “l'Italia è ripartita ma la ripresa non c'è”

27 maggio 2016

Per il neo presidente di Confindustria la nostra economia è ripartita ma non è in fase di ripresa

Il neo presidente degli industriali, Vincenzo Boccia, nel suo discorso di apertura all'assemblea di Confindustria, ha dichiarato che c’è una sfida che li vede da anni impegnati in prima linea, ossia la la sfida della legalità.

In merito alla situazione economica del Paese, il presidente Boccia ha affermato che l'economia italiana è  senza dubbio ripartita, ma la ripresa non c'è, perché si tratta di una risalita modesta, deludente, che non ci riporterà in tempi brevi ai livelli pre-recessione.

Vincenzo Boccia ha dichiarato che che le imprese italiane devono crescere specie in questa fase in cui l’economia è ripartita ma non è in ripresa. Egli ha ribadito che per far ripartire l'economia italiana le imprese devono attrezzarsi al nuovo paradigma economico, per lui occorre costruire un capitalismo moderno fatto di mercato, di apertura ai capitali e di investimenti nell’industria e nel futuro.

Il nuovo presidente di Confindustria, ritine che la via per sostenere il mercato e la produzione del Paese sia quella delle riforme fiscali, burocratiche, infrastrutturali, unita a una solida politica industriale. Boccia ha affermato che le riforme sono la strada obbligata per liberare il Paese dai veti delle minoranze e dai particolarismi, che hanno contribuito a soffocarlo nell’immobilismo.

Per Boccia la prima riforma da fare è quella della pubblica amministrazione, che deve aprire le istituzioni a imprese e cittadini, invece per quanto concerne il fronte fiscale, dopo aver giudicato insufficiente a riduzione dell'Ires al 24% dal 2017, per lui  il governo deve  alleggerire le tasse sul lavoro e sulle imprese e aumentando quelle sulle cose.

Infine, in merito alla situazione del Meridione, Boccia ha dichiarato che al Sud non servono politiche straordinarie, ma politiche simili a quelle necessarie al resto del Paese, aggiungendo che per risolvere i problemi esistenti occorre sfruttare i fondi strutturali e l'apertura dell'Europa ad una maggiore flessibilità.

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