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L'inflazione a marzo è salita del +0,2%

31 marzo 2016

L'inflazione a marzo è aumentata del +0,2%

L'Istat ha rilevato che nel mese di marzo l'inflazione e' cresciuta dello 0,2% rispetto a febbraio mentre su base annua e' diminuita dello 0,2%.

Per l'Istat il calo dei prezzi è dovuto principalmente alla flessione dei prodotti energetici non regolamentati, come i carburanti. Per l'istituto di statistica l'inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,4% .

Nonostante il calo tendenziale dei prezzi, quelli dei servizi relativi ai trasporti sono aumentati al +0,5%, i servizi ricettivi e di ristorazione  del +0,3% e il settore dell'abbigliamento e calzature del +0,2%. Tuttavia  una lieve ripresa hanno fatto registrare pure i prezzi degli alimentari non lavorati, beni durevoli e semidurevoli, servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona.


A confronto con marzo 2015, i prezzi dei beni hanno fatto registrare un'accentuazione della flessione , passando da -0,7% di febbraio a -1,0%, mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi è accelerato di +0,2%, rispetto al mese precedente. Per cui rispetto ad un mese fa, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni è aumentato di cinque decimi di punto percentuale.

In relazione ai dati provvisori Istat sulla deflazione del nostro paese, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Hanno dichiarato che tutto ciò deve far riflettere il Governo, spingendolo ad adottare misure concrete per rimettere in moto il mercato interno.

Carlo Rienzi, presidente del  Codacons, ha affermato che l’attesa ripresa dei prezzi non c’è stata, e il leggero rialzo del +0,2% sul mese è dovuto unicamente al caro-benzina e agli effetti dell’aumento del petrolio sui mercati internazionali. Carlo Rienzi ha ribadito che con questi numeri  non si va da nessuna parte, e preoccupa in modo particolare il dato sul carrello della spesa, che diminuisce dello 0,3% su base annua. Gli effetti della deflazione saranno pesantissimi per la nostra economia, perché dimostrano che la domanda interna è ancora debole, con conseguenze negative per industria, commercio e occupazione.

Rienzi ha aggiunto che il Governo non ha ancora capito che la deflazione è un segnale allarmante contro il quale occorre intervenire rilanciando i consumi e aumentando il potere d’acquisto delle famiglie, attraverso misure strutturali che diano risultati sul lungo termine.

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