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Migranti, ancora tensioni a Roma

17 luglio 2015

Oggi il trasferimento di alcuni migranti a Casale San Nicola, ma i cittadini non ci stanno; scoppiano ancora le tensioni a Roma a causa della presenza di rifugiati

Uno scenario già visto: le proteste di alcuni cittadini romani per la presenza di migranti nel loro quartiere. Questa volta tutto è accaduto a Casale San Nicola (Roma Nord), dove un gruppo di residenti locali ha provato a bloccare le operazioni  di insediamento dei 100 rifugiati in un’ex scuola; a coordinare la protesta, nientemeno che Casapound. È la seconda insurrezione di cittadini locali in due giorni, dopo quella di Treviso ieri.

Una giornata di tensioni. Le proteste a Casale San Nicola erano cominciate ben prima del trasferimento odierno di migranti, quando il prefetto Franco Gabrielli aveva ordinato il trasferimento dei rifugiati in quella zona della città. Lo stesso prefetto aveva avvertito gli agitatori, con parole cristalline: <<se dei gruppi di destra vogliono presidiare per garantire che i cittadini vivano in una cornice di sicurezza va bene. Se lo stare lì è per impedire, noi siamo anche i titolari della forza>>. Ecco servita la giornata di tensioni.

Casapound al comando. Dal canto loro, gli organizzatori della protesta, con la voce di un comunicato del movimento di estrema destra Casapound, esprimono le ragioni del loro agire: <<insieme ai residenti ci opporremo in tutti i modi all’arrivo dei profughi a Casale San Nicola. Per quasi 80 giorni siamo stati al fianco dei cittadini di Casale San Nicola per impedire che, contro ogni logica e minimo buon senso, in questo quartiere abitato da sole 250 famiglie fossero trasferiti cento migranti>>. Insomma i motivi della bagarre sono sempre gli stessi.

Ieri è toccata a Treviso. Ieri la tensione si era sviluppata a Quinto, Treviso, dove la protesta aveva assunto tratti più “infuocati”. Anche là stesso scenario: cittadini in protesta per il trasferimento di 101 migranti. Da quelle parti, i residenti incavolati l’hanno spuntata, ottenendo il trasferimento dei rifugiati in un’altra struttura,  avvalendosi di metodi che definire poco ortodossi sarebbe a dir poco eufemistico, considerando che si sono presi la briga di entrare in uno degli appartamenti destinati ai rifugiati e fare un falò di mobili e televisori, giusto per aumentare le temperature estive

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