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L'Italia è al 61esimo posto al mondo per corruzione

Nel rapporto 2016 di Transparency international, l'Italia si è classificata al 61esimo posto per grado di corruzione pubblica percepita

Dai dati raccolti dal rapporto 'Corruption Perception Index' 2016 stilato da Transparency international, sull'indice di corruzione percepita, l'Italia si è classificata al penultimo posto nella classifica europea ed al 61esimo posto di quella mondiale, con un voto di 44 su 100.


La Transparency International Italia, in merito alla classifica sul grado di corruzione pubblica percepita nel settore pubblico e politico di 168 Paesi nel Mondo, ha dichiarato che rispetto allo scorso anno si è avuto un minimo miglioramento nel giudizio sul nostro Paese, dato che ha guadagnato ed ha scalato 8 posizioni nel ranking mondiale. Tuttavia, il nostro Paese rimane in fondo alla classifica europea seguita solamente dalla Bulgaria, e si posiziona  dietro a Paesi come la come la Romania e Grecia, entrambi in 58esima posizione.


L’indice di corruzione percepita, viene calcolato sulla base dei pareri raccolti ed elaborati da 11 diverse istituzioni sulla base di ciò che uomini d’affari ed esperti nazionali pensano sul grado di  malaffare esistente nei loro rispettivi Paesi. La graduatoria viene stilata dopo aver misurato i dati, con una votazione che va da 0 a 100, dove 0 corrisponde al più alto grado di corruzione percepita e 100 il più basso.

In cima alla classifica 2015 dei paesi meno corrotti, si conferma la Danimarca  con 91 punti, seguita  da Finlandia  con 90, Svezia con 89 e Nuova Zelanda con 88 punti. L’Italia posizionatasi sessantunesima con 44 punti, rivela che nel nostro Paese l' indice di corruzione è piuttosto alto, dato che è stato confermato anche da un rapporto Confindustria del 2014, secondo cui molti imprenditori non investono in Italia perché hanno un giudizio molto negativo sullo stato della corruzione nel nostro Paese.


Ivan Lo Bello,  presidente di Unioncamere, commentando i dati della classifica mondiale sulla corruzione pubblica percepita, ha dichiarato che per compiere un salto di qualità importante occorre un ruolo più forte della società civile, aggiungendo che la battaglia per legalità e trasparenza è resa meno difficile dalla rivoluzione digitale in atto, per cui occorre insistere per fare della macchina pubblica un attore trasparente, imparziale e rispettoso delle regole del mercato.

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