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L'Italia dovrà risarcire più di ottocento persone per trasfusioni infette

14 gennaio 2016

La Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia a pagare 10 milioni per risarcire i cittadini contagiati durante delle trasfusioni

La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, ha condannato il nostro Paese a risarcire 889 cittadini nati fra il 1921 e il 1993 o i loro eredi, che sono stati contagiati nel 1998 dopo aver ricevuto trasfusioni di sangue infetto con i virus dell'Hiv, epatite B, l’epatite C e altre malattie infettive.

L'Italia quindi dovrà pagare circa 10 milioni di euro, per risarcire le persone che in occasioni di operazioni chirurgiche o di trattamenti curativi sono stati contagiati da Aids e vari tipi di epatite.

Tra il 2012 e il 2013, più di 800 cittadini italiani hanno fatto appello alla Corte di Strasburgo perché infettati in seguito a trasfusioni effettuate negli anni ’80 e ’90. Le persone contagiate dal sangue malato, si sono rivolte alla Corte in quanto per loro lo Stato italiano avrebbe violato i loro diritti introducendo nel 2012 dei criteri che gli impediscono il risarcimento.

In una nota si legge che la Corte, pur avendo riconosciuto ai cittadini infettati la violazione delle disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo relativamente al diritto ad un equo processo ed ad un ricorso effettivo, ha affermato che la procedura di cui all'art. 27-bis del decreto-legge n. 90/2014 gli riconosce una somma di denaro pari a 100.000 euro.

Per l’Associazione politrasfusi italiani,tra il 1970 e il 1990, ben 120mila persone si sono ammalate di Aids ed epatite B e C, ed altre  4.500 sono morte per via dei mancati controlli sul plasma e sui farmaci emoderivati. L'associazione sostiene che i flaconi di sangue  infetto in circolazione tra gli anni Settanta e Novanta che ha contagiato molte persone, è stato immesso sul mercato da alcune case farmaceutiche e proveniva da soggetti a rischio c non controllati dal Servizio sanitario nazionale.

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